Craving da cocaina: cos’è, quanto dura e come uscirne

Punti Chiave

TL;DR (in Sintesi) Il craving da cocaina non è un vizio o una debolezza morale, ma un sintomo neurobiologico complesso causato da una profonda alterazione dei circuiti della ricompensa e del controllo. Sebbene possa sembrare una tortura infinita, la scienza ci conferma che il cervello possiede una straordinaria capacità chiamata neuroplasticità, che gli permette di ripararsi. In questo articolo, una guida completa e approfondita, scoprirai come l’integrazione tra Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS), protocolli farmacologici mirati e psicoterapia può ridurre drasticamente il desiderio compulsivo, restituendoti finalmente la tua autonomia decisionale.

Key facts

  • Natura Biologica: Il craving nasce da uno squilibrio tra il “sistema di spinta” (Nucleus Accumbens) e il “sistema di freno” (Corteccia Prefrontale Dorsolaterale) [1][2].
  • Durata Episodica: Il picco acuto dell’impulso dura spesso solo pochi minuti (15-30), ma tende a ripresentarsi a onde cicliche se non trattato [4][5].
  • Efficacia TMS: Studi clinici e meta-analisi indicano che la TMS riduce significativamente l’intensità e la frequenza del craving nel breve e medio termine [8][9][11].
  • Approccio Integrato: La combinazione di neuromodulazione, psicoterapia cognitivo-comportamentale e supporto farmacologico offre i tassi di recupero più elevati [13][14].
  • Neuroplasticità: Il cervello può “disimparare” la dipendenza: con il giusto supporto, i circuiti neurali possono essere “ricablati” verso comportamenti sani [6][7].

Ti è mai capitato di pensare di averne il pieno controllo, magari limitando l’uso al weekend o a certe occasioni sociali, per poi ritrovarti improvvisamente con quel nodo allo stomaco che non ti lascia scampo? O forse vivi con il terrore costante che basta un odore, una canzone o passare in una certa via per far scattare la voglia incontrollabile?

Se ti riconosci in queste sensazioni, sappi che non sei “rotto”, “debole” o “sbagliato”. Quello che provi ha un nome scientifico preciso, una causa biologica mappata e, soprattutto, una soluzione terapeutica concreta. Comprendere il craving è il primo passo fondamentale per superarlo.

Cos’è il craving da cocaina e perché è diverso dal desiderio comune

Spesso c’è molta confusione su cosa sia realmente il craving. Nella mia esperienza clinica quotidiana, accolgo molti pazienti che arrivano in studio confusi, dicendo: “Non so se quello che provo è craving, stress o solo una mia mancanza di volontà”. È fondamentale validare questa incertezza: distinguere tra una semplice voglia e un impulso patologico non è facile quando ci si trova nell’occhio del ciclone e se vuoi saperne di più nello specifico puoi consultare la nostra guida scientifica e pratica su come smettere con la cocaina.

Il craving non è il desiderio di qualcosa che necessariamente ci piace (come il desiderio di un dolce o di un viaggio), ma è un bisogno impellente, quasi vitale, che viene percepito come necessario per la sopravvivenza stessa. In termini clinici, si tratta di una severa disregolazione del sistema dopaminergico. Studi di neurocircuitry analysis confermano che non si tratta di debolezza morale, ma di una patologia dei circuiti motivazionali [1].

Mentre il desiderio normale nasce da una scelta consapevole (“Vorrei questo”), il craving da cocaina è un “dirottamento” dei circuiti di sopravvivenza. Il cervello, ingannato dalla sostanza, ti invia segnali d’allarme potentissimi, facendoti credere che la cocaina sia necessaria quanto l’aria che respiri o l’acqua che bevi. È una fame chimica che bypassa la logica. Infatti, molti pazienti descrivono lucidamente che in quei momenti “il desiderio è più forte della logica”.

Non è colpa della tua forza di volontà. È la biologia che, temporaneamente, sta urlando più forte della ragione. Riconoscere che si tratta di un sintomo medico, e non di un fallimento personale o di un vizio, è il primo passo essenziale per abbassare il senso di vergogna che spesso porta a isolarsi e a ritardare la richiesta di aiuto.

Sintomi e durata: cosa succede durante un episodio di craving

Quando il craving colpisce, l’esperienza può sembrare totalizzante e terrificante. Potresti sentire che la voce che ti dice di farti copre ogni altro pensiero razionale, come un volume alzato al massimo che non riesci ad abbassare. I sintomi si manifestano in modo distinto su due livelli, fisico e psicologico:

Sintomi Fisici

Il corpo reagisce come se fosse in presenza di una minaccia o di una necessità impellente:

  • Attivazione adrenergica: Sudorazione improvvisa (spesso fredda), tachicardia (battito accelerato), aumento della pressione sanguigna.
  • Irrequietezza motoria: Impossibilità di stare fermi, bisogno di camminare, muovere le mani o le gambe (acatisia).
  • Tensione muscolare: Mascelle serrate, spalle contratte, tremori fini alle mani.
  • Sensazioni viscerali: Alcuni pazienti descrivono un vero e proprio vuoto fisico allo stomaco o al petto, una sensazione di “fame” insaziabile che non è legata al cibo.

Sintomi Psicologici

La mente viene letteralmente sequestrata dall’impulso:

  • Pensiero ossessivo (Ruminazione): Il pensiero fisso sulla sostanza diventa intrusivo. Non riesci a concentrarti su lavoro, famiglia o hobby.
  • Ansia acuta e Disforia: Un senso di malessere profondo, irritabilità estrema, scatti di rabbia improvvisi se l’impulso viene ostacolato.
  • Anedonia: Incapacità temporanea di provare piacere per qualsiasi altra attività che non sia il consumo. Tutto il resto appare “grigio” o privo di sapore.
  • Distorsione della memoria: Il cervello ti fa ricordare selettivamente solo l’euforia o il sollievo iniziale (Euphoric Recall), cancellando momentaneamente il ricordo dei danni, del dolore e delle conseguenze negative (il cosiddetto “Hangover emotivo”).

La dinamica temporale: l’onda

Una delle domande più frequenti e angoscianti che mi sento rivolgere è: “Quanto dura? Non finirà mai?”. Qui c’è una buona notizia supportata dalla fisiologia e da studi di monitoraggio in tempo reale (Ecological Momentary Assessment). Anche se un episodio sembra durare ore o giorni nella tua percezione soggettiva, in realtà il picco acuto del craving ha una durata limitata, spesso tra i 15 e i 30 minuti [4][5].

Si presenta a ondate: sale, raggiunge un picco di intensità massima, e poi fisiologicamente deve scendere. Sapere che l’onda, per quanto alta e spaventosa, è destinata a infrangersi e ritirarsi, può darti il potere di “surfare” il momento senza esserne travolto, attendendo che la chimica del cervello si ristabilizzi.

Ti andrebbe di valutare un protocollo medico per superare il craving?

La sola forza di volontà spesso non basta perché i circuiti cerebrali sono alterati. Al nostro Centro utilizziamo percorsi di cura riservati che combinano la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) con psicoterapia mirata e supporto farmacologico. L’obiettivo è ridurre il craving alla radice, ripristinando l’equilibrio biochimico del cervello.

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Perché è così difficile da controllare: meccanismi del cervello

Se ti chiedi perché, nonostante le promesse fatte a te stesso allo specchio o ai tuoi cari in lacrime, l’impulso ritorna e vince, la risposta non è nella tua “moralità”, ma nella neurobiologia. Dobbiamo guardare a due attori principali nel tuo cervello:

  1. Il sistema “GO” (Acceleratore): Il Nucleus Accumbens e il sistema limbico. Questa è la parte profonda, ancestrale del cervello, responsabile della gratificazione e della sopravvivenza. Studi specifici dimostrano che l’iniezione di antagonisti della dopamina in quest’area attenua il craving, confermando il suo ruolo centrale nel desiderio compulsivo [2].
  2. Il sistema “NO-GO” (Freno): La Corteccia Prefrontale Dorsolaterale (DLPFC). Questa è l’area evoluta, responsabile del controllo degli impulsi, della pianificazione futura e della valutazione delle conseguenze. Nei pazienti con disturbo da uso di cocaina, la presentazione di stimoli (cue) induce un rilascio anomalo di dopamina che bypassa questo controllo [3].

È fondamentale comprendere che provare a usare la logica mentre la dipendenza chimica sta influenzando il tuo cervello è una trappola. Quando il craving è attivo, fisicamente non puoi soppesare pro e contro accuratamente perché l’area deputata a farlo (DLPFC) è ipoattiva. Per questo motivo, fidarsi del proprio giudizio durante la dipendenza chimica è spesso un errore. Per conoscere l’argomento e avere una visione d’insieme più generale puoi leggere la guida alla dipendenza da cocaina.

Cosa succede nella dipendenza da cocaina?

L’uso cronico di cocaina crea un doppio danno: da un lato “blocca l’acceleratore” al massimo (iper-attivazione del Nucleus Accumbens), e dall’altro “taglia i fili dei freni” (indebolisce la connessione e l’attività della DLPFC). È come guidare un’auto sportiva in discesa a folle velocità con i freni rotti.

Inoltre, subentra uno stato di Deficit Dopaminergico: quando non assumi la sostanza, i livelli di dopamina naturale crollano sotto la soglia di normalità. Questo ti fa sentire non solo “normale”, ma depresso, apatico e privo di energie.

Il meccanismo del craving: squilibrio tra controllo (DLPFC) e impulso (Nucleus Accumbens).

Comprendere questo meccanismo aiuta a spostare il focus dalla “colpa” alla “cura”. Non sei tu a essere “difettoso”; è il sistema di frenata e regolazione del tuo cervello che ha bisogno di essere riparato. E la scienza ci dice che, grazie alla neuroplasticità, questa riparazione è possibile: il cervello può recuperare e “disimparare” la dipendenza attraverso l’astinenza assistita e trattamenti mirati [6][7]. e se ti interessa approfondire l’argomento puoi consultare l’ articolo sull’astinenza, i suoi sintomi e quanto dura.

Differenze tra cocaina, crack e altre sostanze: l’intensità conta

Molti pazienti si chiedono: “Il craving è uguale per tutte le droghe?”. Sebbene il meccanismo di base (il circuito della ricompensa) sia simile, l’intensità, la velocità e la “violenza” del craving variano drasticamente in base alla sostanza.

Nel caso della cocaina, e ancora di più del crack (cocaina base fumata), il craving è caratterizzato da picchi estremamente violenti e rapidi.

  • Cinetica: La cocaina ha un’emivita breve. L’effetto sale rapido e scende rapido. Questo “ciclo veloce” addestra il cervello a richiedere la sostanza con un’urgenza maggiore e frequente rispetto, ad esempio, all’alcol o agli oppiacei, dove l’astinenza fisica ha tempi più lunghi e sintomi diversi (come il dolore fisico diffuso).
  • Craving Mentale: Nella cocaina, l’astinenza è prevalentemente psichica e neurochimica. Non ci sono i tremori del delirium tremens dell’alcol, ma c’è una disforia (malessere emotivo) e un’anidonia (incapacità di provare piacere) così profonde che il craving diventa l’unica via di fuga percepita.

I detonatori del Craving (Trigger): cosa accende la miccia

Capire la biologia è essenziale, ma nella vita di tutti i giorni il craving non arriva mai dal nulla. È quasi sempre una risposta automatica del cervello a uno stimolo preciso, detto Trigger. Se la neurobiologia ci spiega come avviene il craving, i trigger ci spiegano quando e perché si accende.

Possiamo dividere questi detonatori in due categorie principali:

  • Trigger Ambientali ed Esterni: Sono legati a luoghi, persone o oggetti. Vedere amici che usano, passare davanti a certi locali, sentire una specifica canzone, avere una disponibilità improvvisa di contanti, o semplicemente l’arrivo del venerdì sera.
  • Trigger Emotivi ed Interni: Stati d’animo che il cervello ha imparato a “medicare” con la sostanza. Stress lavorativo, noia profonda, solitudine, rabbia non espressa.

La trappola per i “Funzionali”: il craving da ricompensa

Un’attenzione particolare va dedicata a chi lavora e usa, i cosiddetti utenti “ad alto funzionamento”. Per molti professionisti, imprenditori o lavoratori instancabili, il trigger più insidioso non è il disagio, ma la ricompensa.

Il pensiero trappola è: “Ho lavorato duro tutta la settimana, ho chiuso un affare importante, me lo merito”. In questo caso, la cocaina non è vista come una fuga dal dolore, ma come un meritato relax, un “premio” o un acceleratore di performance per reggere ritmi insostenibili. Questo meccanismo è subdolo perché lega il successo professionale all’uso della sostanza, rendendo difficilissimo smettere senza sentirsi “spenti” o privi di gratificazione sul lavoro.

Perché servono sia la TMS che la Psicoterapia?

Qui si chiude il cerchio terapeutico e si capisce perché l’approccio integrato è superiore:

  1. La TMS agisce sul piano fisico: abbassa il “volume” assordante del desiderio biologico, riparando i freni inibitori (hardware).
  2. La Psicoterapia agisce sui trigger: ti insegna a riconoscere quella voglia di “premio” o quello stress e a gestirli diversamente prima che diventino craving incontrollabile (software).

Senza la TMS, il rumore di fondo biologico è spesso troppo forte per riuscire a ragionare sui trigger. Senza la psicoterapia, anche con il cervello “silenzioso” grazie alla TMS, rischieresti di ricadere alla prima situazione stressante o al prossimo successo lavorativo, perché non avresti sviluppato nuovi modi per gestire l’emozione scatenante.

Tecniche psicologiche pratiche di gestione: HALT e Urge Surfing

Mentre lavoriamo sul ripristino biologico (con TMS o farmaci), è essenziale equipaggiarsi con strumenti mentali per gestire le ondate quando arrivano. La Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) e la Mindfulness offrono strategie validate che insegniamo ai nostri pazienti [14].

1. Urge Surfing (Surfare l’impulso)

Invece di combattere il craving (che aumenta l’ansia e la tensione), prova a osservarlo come un’onda.

  • Fermati: Non agire l’impulso.
  • Osserva: Nota le sensazioni fisiche (il nodo allo stomaco, il battito). Dove le senti?
  • Non giudicare: Non dirti “non devo sentirlo”. Ditti: “Ecco, è il craving. È solo un sintomo. Come un’onda, salirà e poi scenderà”.
  • Respira: Usa il respiro per “cavalcare” l’onda finché non si infrange sulla riva (solitamente entro 20 minuti).

2. Il Metodo HALT

Spesso il craving non nasce dal nulla, ma è mascherato da altri bisogni primari. Prima di agire, chiediti se sei:

  • H (Hungry) – Affamato? Il calo di zuccheri può mimare l’ansia da astinenza. Mangia qualcosa.
  • A (Angry) – Arrabbiato? La rabbia è un trigger potente. Hai bisogno di sfogarti in modo sano?
  • L (Lonely) – Solo? La solitudine attiva i circuiti del dolore. Chiama qualcuno, esci, connettiti.
  • T (Tired) – Stanco? La stanchezza abbassa le difese della Corteccia Prefrontale (i freni). Forse hai solo bisogno di riposo.

3. Riavvolgere il nastro (Playing the Tape Forward)

Il craving ti fa vedere solo i primi 10 minuti (il piacere). Tu sforzati consapevolmente di “mandare avanti il film” fino alla fine.

  • Non fermarti all’euforia.
  • Visualizza l’ora successiva: l’ansia che sale.
  • Visualizza il mattino dopo: il conto in banca svuotato, la faccia del tuo partner delusa, il naso dolorante, il senso di colpa devastante.
  • Chiediti: Ne vale davvero la pena per quei 10 minuti?

Come sanno bene coloro che hanno iniziato il percorso di recupero, la fuga è un mito. Spesso si cerca di intorpidirsi, ma non sarai mai in grado di scappare abbastanza. Tutti i problemi e il dolore che cerchi di evitare ti aspetteranno al varco, spesso ingigantiti. Affrontarli è l’unica via reale.

RIFLESSIONE:
Ti invito a fermarti un istante. Qual è stata l’ultima emozione che hai provato subito prima che scattasse il desiderio? Era rabbia? Solitudine? O forse un momento di euforia eccessiva? Capirlo può aiutarti a “disinnescare” l’automatismo.

Farmaci e terapie mediche: il supporto necessario

È importante essere trasparenti e onesti: al momento non esistono farmaci “magici” approvati specificamente (dalla FDA) per eliminare il craving da cocaina con una sola pillola, come avviene ad esempio col metadone per l’eroina.

Tuttavia, sei supportato in maniera riservata nell’affrontare tutto questo. La medicina delle dipendenze ha fatto passi avanti. Esistono farmaci utilizzati off-label (cioè per un uso diverso da quello originale, ma supportato da studi) che, sotto stretta supervisione medica specialistica, possono aiutare.

  • Stabilizzatori dell’umore e Modulatori del GABA (es. Topiramato, Baclofen): Possono aiutare a ridurre l’impulsività di fondo e a gestire l’ansia che spesso innesca il craving.
  • Disulfiram: Usato tradizionalmente per l’alcol, ha mostrato in alcuni studi la capacità di ridurre il consumo di cocaina interferendo con il metabolismo della dopamina (inibendo l’enzima dopamina-beta-idrossilasi).

Questi farmaci non “curano” la dipendenza da soli, ma possono abbassare il “rumore di fondo” del craving, rendendo più efficace il lavoro psicologico.

La svolta della Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS): cosa aspettarsi

Qui arriviamo alla vera innovazione nel campo delle dipendenze. Se la psicoterapia lavora sul “software” (pensieri, emozioni e comportamenti), la TMS (Stimolazione Magnetica Transcranica) lavora direttamente sull'”hardware” (i circuiti neuronali).

La rTMS (ripetitiva) utilizza campi magnetici focalizzati per stimolare in modo non invasivo la Corteccia Prefrontale Dorsolaterale (quel “freno” che abbiamo visto essere indebolito).

Cosa succede in una seduta?

Molti pazienti hanno paura perché immaginano procedure invasive. Ecco la realtà:

  1. Nessuna anestesia: Sei sveglio e cosciente, seduto su una comoda poltrona.
  2. Il Coil: Un dispositivo (coil) viene appoggiato delicatamente sulla testa, in corrispondenza dell’area prefrontale sinistra.
  3. La Stimolazione: Sentirai una serie di “click” ripetuti e una sensazione di picchiettio sulla pelle. Non è doloroso, al massimo fastidioso nelle prime sedute.
  4. Durata: La seduta dura circa 20 minuti.
  5. Post-seduta: Ti alzi e torni alle tue attività (guidare, lavorare). Non ci sono tempi di recupero.

L’obiettivo è riattivare la plasticità neuronale (LTP – Long Term Potentiation) in quest’area, restituendole la forza metabolica per controllare il Nucleus Accumbens.

La TMS riattiva i circuiti di controllo inibitorio in modo non invasivo. Per capire come si svolge il trattamento con TMS e cosa aspettarti, trovi tutto qui.

Cosa dicono le evidenze scientifiche?

Meta-analisi recenti e studi pubblicati su riviste autorevoli come Nature e Addiction indicano che la rTMS ad alta frequenza può ridurre significativamente il craving e il consumo di cocaina [8][9].

In particolare, studi pilota condotti anche dal nostro gruppo di ricerca con la TMS ad alta frequenza sulla corteccia prefrontale hanno mostrato una riduzione significativa del craving già dopo le prime 12 sessioni, con effetti perduranti fino a quattro settimane dopo il trattamento [11][12]. Molti pazienti riferiscono che la voce ossessiva si abbassa di volume, diventa un “rumore di fondo” trascurabile, rendendo finalmente possibile applicare le strategie psicologiche apprese. Puoi leggere un articolo specifico se vuoi un un’approfondimento mirato sui pro e contro della TMS.

Il percorso di cura integrato: la Timeline del Recupero

La tecnologia da sola è potente, ma l’essere umano è complesso. Per questo, il gold standard per il recupero non è mai uno strumento isolato, ma un percorso integrato che combina TMS, Farmacoterapia e Psicoterapia. Studi scientifici confermano che accoppiare interventi cognitivi (CBT) con la stimolazione cerebrale (NIBS) offre risultati superiori rispetto alle singole terapie (“Better together”) [13].

Ecco una possibile Timeline del Recupero (indicativa) per darti una prospettiva temporale:

  • Settimana 1-4 (Fase Acuta – Detossificazione): È la fase più dura. Il craving è alto, l’umore è basso. Qui la TMS gioca un ruolo cruciale per abbattere rapidamente il desiderio fisico. Il supporto farmacologico gestisce l’ansia e l’insonnia.
  • Mese 1-3 (Fase del “Muro” – Early Recovery): Il craving acuto diminuisce, ma può subentrare l’anedonia (noia, senso di vuoto). Qui la Psicoterapia è fondamentale per riempire quel vuoto con nuove attività e significati, evitando che la noia porti alla ricaduta.
  • Mese 3-6 (Mantenimento e Consolidamento): Il cervello inizia a stabilizzarsi. I “freni” (DLPFC) funzionano meglio. Si lavora sulla prevenzione delle ricadute a lungo termine e sulla ricostruzione delle relazioni.

Qui lavoriamo anche sulla ricaduta: se accade, non la consideriamo un fallimento catastrofico o un motivo per abbandonare, ma un evento clinico da cui apprendere preziose informazioni sui trigger non ancora gestiti, per calibrare meglio la terapia.

Se riconosci alcuni di questi effetti e vuoi capire che cosa fare, trovi qui come si svolge un percorso di cura per la dipendenza da cocaina.

Il ruolo dei familiari: come riconoscere e gestire il craving altrui

Spesso i familiari vivono un dolore silenzioso, oscillando tra rabbia, paura e senso di colpa. Se vivi accanto a qualcuno che affronta il craving, ecco cosa devi sapere:

  • Non è contro di te: L’irritabilità o la chiusura del tuo caro durante il craving non sono mancanza di amore, ma sintomi di una disforia neurochimica.
  • Non fare la “polizia”: Controllare, perquisire o accusare aumenta solo l’ansia e la segretezza (e quindi il craving).
  • Rinforza il positivo: Invece di sottolineare solo gli errori, nota e apprezza i momenti di lucidità e gli sforzi di astinenza.
  • Proteggiti: Non puoi “salvarlo” da solo. Coinvolgerci come professionisti toglie a te il peso del ruolo medico/terapeutico e ti permette di tornare a essere partner, genitore o figlio.

Domande frequenti (FAQ) sul craving da cocaina

Quanto dura il craving da cocaina?

Gli episodi acuti (l’urgenza) durano solitamente 15-20 minuti. Tuttavia, il craving come fenomeno ciclico può ripresentarsi a ondate per diversi mesi dopo l’interruzione. Con l’astinenza prolungata e terapie come la TMS, la frequenza e l’intensità di queste onde diminuiscono progressivamente fino a diventare gestibili o scomparire [4].

Il craving scompare completamente?

L’obiettivo realistico non è la cancellazione della memoria (ricorderai sempre l’esperienza), ma una riduzione drastica che ti restituisca il controllo. Molti pazienti riportano che il desiderio diventa un “rumore di fondo” trascurabile che non obbliga più all’azione. La “guarigione” è l’assenza di reazione compulsiva ai ricordi.

La TMS è sicura? Quali effetti collaterali ha?

Sì, la TMS è considerata sicura e ben tollerata a livello internazionale. Non richiede anestesia, sedazione o farmaci. L’effetto collaterale più comune è un lieve mal di testa o un fastidio nel punto di stimolazione durante le prime sedute, che tende a svanire rapidamente man mano che ci si abitua.

Esistono farmaci anti-craving approvati?

Attualmente non esistono farmaci approvati FDA specifici esclusivamente per il craving da cocaina. Tuttavia, specialisti esperti possono prescrivere farmaci off-label (come topiramato o baclofen) che hanno mostrato efficacia nel supporto al trattamento, sempre monitorando la risposta individuale.

Quanto costa e quanto dura un trattamento TMS?

Un ciclo standard d’attacco prevede solitamente sessioni giornaliere (lunedì-venerdì) per 1-3 settimane, seguite da un protocollo di tapering (riduzione graduale, es. 2 volte a settimana). I costi variano in base alla struttura e alla personalizzazione del protocollo. È da considerare un investimento sulla salute e sul futuro che va valutato con un consulto specifico.

Conclusioni

Uscire dalla dipendenza da cocaina è un viaggio impegnativo che non devi affrontare in isolamento. La scienza ci offre oggi strumenti, come la TMS e i protocolli integrati, che fino a pochi anni fa non esistevano.

La tua sofferenza è reale, ma lo è anche la possibilità di recupero. Ricorda: il desiderio di cambiare che senti ora, mentre leggi queste righe, è il sintomo più sano che hai. È la parte sana del tuo cervello (la tua DLPFC) che sta cercando di riprendere il controllo e chiede gli strumenti giusti per farlo.

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Fonti e Bibliografia

  1. Koob G.F., Volkow N.D. (2016). Neurobiology of addiction: a neurocircuitry analysis. The Lancet Psychiatry. PMC
  2. Saunders B.T., et al. (2013). Cue-evoked cocaine “craving”: role of dopamine in the accumbens core. PMC
  3. Milella M.S. , et al. (2016). Cocaine cue–induced dopamine release in the human prefrontal cortex. PMC
  4. Preston K.L., et al. (2009). Cocaine craving and use during daily life. Psychopharmacology. PMC
  5. Epstein D.H., et al. (2010). Real-time electronic-diary reports of cue exposure and mood in the hours before cocaine and heroin craving and use. PMC
  6. Hanlon C.A., et al. (2013). Recovering from Cocaine: Insights from Clinical and Preclinical Investigations. Neurosci Biobehav Rev. PMC
  7. Hang SNeuroplastic changes in resting-state functional connectivity after rTMS intervention for methamphetamine craving (2020). PUBMED
  8. Mehta D.D., et al. (2024). A systematic review and meta-analysis of neuromodulation therapies for substance use disorders. Nature. PMC
  9. Zhang J.J. et al., (2019). Effects of repetitive transcranial magnetic stimulation (rTMS) on craving and substance consumption in patients with substance dependence: a systematic review and meta-analysis Addiction . PUBMED
  10. Rezvanian S. et al., (2022). The Effect of Different Transcranial Direct Current Stimulation (tDCS) Protocols on Drug Craving and Cognitive Functions in Methamphetamine Addicts. Basic Clin Neurosci. PMC
  11. Rapinesi C., Del Casale A., Di Pietro S. et al. (2016). Add-on high frequency deep transcranial magnetic stimulation (dTMS) to bilateral prefrontal cortex reduces cocaine craving in patients with cocaine use disorder. Neuroscience Letters. PUBMED
  12. Del Mauro L. et al. (2025). Beyond the Surface: Deep Transcranial Magnetic Stimulation Efficacy in Reducing Craving in Addictive Disorders: A Systematic Review and Meta-Analysis. PUBMED
  13. Spagnolo P.A., et al. (2020). Better Together? Coupling Pharmacotherapies and Cognitive Interventions With Non-invasive Brain Stimulation for the Treatment of Addictive Disorders. Frontiers in Neuroscience. PUBMED
  14. Mehta D.D., et al. (2021). Cognitive-Behavioral Interventions Targeting Alcohol or Other Drug Use and Co-Occurring Mental Health Disorders: A Meta-Analysis. Alcohol Alcohol. PMC

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Articolo scritto e revisionato da
Dr. Simone Di Pietro
Medico | Psichiatra | Psicoterapeuta 

Specialista in Dipendenze


“Aiuto le persone a ritrovare il loro benessere con un approccio neuroscientifico e profondamente umano.”

Psichiatra e formatore in protocolli clinici di Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS), 

Provider Senior in tecniche di “Colloquio Motivazionale”, certificato dal MIA (Motivational Interviewing Academy)

Autore di 19 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, con 449 citazioni e H-index 12.

Profili online e ID:

Mi impegno ogni giorno a divulgare una visione scientifica e umana delle dipendenze per aiutare le persone a riprendere in mano la propria vita. È importante ricordare che la lettura di questi articoli, pur basata su evidenze cliniche, non sostituisce il parere del medico. Ogni cervello risponde in modo diverso e solo una consulenza specialistica può definire il protocollo di cura corretto per te.

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